Federazione DBN scuola Tuina, qi gong, alimentazione, I-Ching
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QI GONG: Lavoro sull'Energia

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Il Qi Gong è l'insieme delle tecniche bio-energetiche cinesi, cioè concernenti l'energia che permette i processi vitali dell'organismo. L'espressione "Qi Gong" si compone di due parole: "Qi" (energia) e "Gong" (lavoro). Letteralmente, significa, quindi, "Lavoro sull'Energia".

 

Il Qi Gong è energia per corpo e anima: consente di sintonizzarsi con se stessi,di stimolare il percorso di interiorità, di entrare nello “stato di Qi Gong” secondo un percorso personale e individuale, di agire con intenzione, di capire la Medicina Tradizionale Cinese. 

Imparare le tecniche di Qi Gong ci aiuta a sentire, convogliare ed utilizzare meglio l’energia vitale: attraverso questa disciplina possiamo arrivare ad un profondo contatto con noi stessi, ritrovando l’equilibrio tra il corpo e la mente e annullando le tensioni fisiche, energetiche ed emotive. Attraverso il movimento, le posizioni del corpo, il respiro, la concentrazione del pensiero il Qi Gong ci permette di raggiungere il nostro obiettivo: il benessere fisico e mentale.

 

 

Il Qi Gong si avvale di:

  • tecniche di respirazione ("Tuna")
  • tecniche di rilassamento ("Fangsong gong")
  • tecniche di ginnastica dolce ("Daoyin")
  • tecniche manuali ("Tuina")
  • tecniche di concentrazione ("Neiyang gong") 

Il Qi Gong si impara con semplicità e immediatezza.

Le teorie alla base degli esercizi devono essere dettagliatamente illustrate, rendendole chiaramente comprensibili agli allievi. 

 

Estratto dal sito I.O.M.E. 

 

EVENTI RELATIVI AL QI GONG

 

«LA MENTE SCIMMIA»
articolo sul Qigong a cura del M° Michele Rubino

 

“I passatempi hanno un effetto nefasto sulla mente” (Confucio)
Nella pratica del Qigong, l’attenzione e la sensibilità sono presupposti essenziali. Più ancora che la corretta esecuzione degli esercizi, conta la capacità di percepire le condizioni dell’organismo prima, durante e dopo aver sollecitato le sue funzioni. Naturalmente, ciò risulta impossibile quando la mente vaga altrove. 

Questo errore, nel Qigong, si definisce “la mente scimmia”. I pensieri, cioè, si concentrano lontano da se’ stessi, su impegni, aspettative, progetti o ricordi. Balzano dall’individuo all’ambito in cui vive od ha vissuto, dal futuro al passato, come una scimmia agitata che salta da un ramo all’altro d’un albero. Nonostante la sua eccitazione, gli strilli, le smorfie ed i notevoli sforzi per compiere pericolosi balzi, la scimmia rimane confinata sullo stesso albero. Ha agito molto senza cambiare niente. E, magari, in cuor suo è anche convinta di aver fatto grandi progressi.  La “mente scimmia” è una propensione che, nel Qigong, bisogna evitare. Per esempio, è impossibile mantenersi concentrati sulle sensazioni prodotte dagli esercizi se, mentre si pratica, ci s’interrompe continuamente per bere, osservare gli eventuali compagni, fare commenti, sistemarsi i vestiti o prendere appunti. Le persone che si comportano così non vogliono dedicarsi davvero al Qigong. Si avvicinano alla disciplina non per viverla, ma per carpire le informazioni necessarie a qualche secondo fine. Ecco perché, spesso, non trovano sufficienti gl’insegnamenti d’un maestro. A loro servono libri di cui saccheggiare i contenuti (non importa se veritieri o meno) per trovare scorciatoie alla semplice, ma impegnativa strada che stanno percorrendo, oppure per scovare segreti da citare, ma dei quali ignorano tutto. Non di rado, queste persone finiscono per ripudiare i loro insegnanti, criticando ferocemente dei sistemi di Qigong che si sono guardati bene dallo studiare e praticare seriamente. Qualcuno va in cerca di altri docenti, che promettono la maestria, la salute e l’immortalità in seminari d’un singolo fine settimana. Altri creano dei loro sistemi personali mescolando il Qigong con elementi di yoga malgascio, sciamanesimo rumeno e meditazione peruviana, discipline che non hanno mai studiato, ma di cui sono stati insigniti depositari da un uomo-medicina Sioux apparso loro in sogno. Altri ancora, forti della loro laurea in Medicina od in Psicologia, reinterpretano il Qigong - quella roba lì da musi gialli trogloditi - fornendolo di basi scientifiche serie (le loro personali deduzioni), e proponendo esercizi semplici e divertenti, magari con simpatici nomignoli inglesi che tanto piacciono ai nerds.
Laozi affermava che le sue parole erano semplici, e, proprio per questo, pochi lo capivano. Confucio diceva che, quando il saggio indica la luna, lo stupido guarda il dito.
 Qual’ è la conclusione? Per conoscere il Qigong bisogna dedicarvisi con sincerità, senza secondi fini, vivendolo, esercizio dopo esercizio, sulla propria pelle. Il proprio manuale lo scrive ciascun praticante col suo respiro, con le sue sensazioni, coi suoi progressi. Questo libro rimarrà custodito nel suo cuore per tutta la vita, e potrà essere aperto ogni volta che sarà necessario. Sarà un’esperienza autentica e preziosa, ben diversa dai rami sui quali strilla forsennata una scimmia prigioniera del suo stesso albero!

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